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Webinar 11 Dicembre…SOLD OUT

Webinar su strumenti social

Il dott. Galotti terrà per l’Ordine dei Commercialisti di Roma un convegno sulla comunicazione social degli studi professionali. 470 #commercialisti si sono prenotati per partecipare al convegno che ha suscitato notevole interesse tra gli iscritti. 


Ecco un estratto dell’intevista al dottor Galotti.
D: dott. Galotti perchè questo convegno?
R: il convegno nasce dalla constatazione che molti studi professionali non hanno un approccio social e considerano strumenti quali facebook o linkedin solo come svago e non come opportunità.

D: cosa vuol dire oggi per uno studio non avere un sito internet?
R: vuol dire perdere terreno rispetto alla concorrenza e perdere opportunità. Un buon sito consente di avere visibilità e farsi conoscere. Se sviluppato bene può aumentare il numero di clienti dello studio.

D: si può essere social con le proprie conoscenze, oppure bisogna rivolgersi a terzi che hanno competenze nel settore?
R: sicuramente se non si hanno determinate conoscenze è meglio rivolgersi a chi sviluppa per mestiere questi strumenti. Oggi nella rete si trovano molti documenti che consentono di capire i meccanismi di questo tipo di marketing, per cui se si hanno un pò di abilità tecniche, tempo per aggiornarsi e creatività, ritengo che nella fase iniziale di sviluppo si può fare tutto in autonomia.

D: qual è secondo lei lo strumento social che tutti dovrebbero sviluppare?
R: ritengo che lo sviluppo delle comunicazioni tra i vari social debba far considerare che non esiste più un unico strumento bensì una serie di struementi che devono essere coordinati tra di loro affinchè possano interagire e creare un marketing molto più incisivo. 

Studio DG….#commercialisti per passione

Flat Tax partite iva 2019

La Flat Tax è l’applicazione di un’unica imposta pari al 15% al proprio reddito. Attraverso questo regime fiscale è possibile evitare di pagare Irpef, addizionali comunali e addizionali regionali pagando un’unica imposta. 

I soggetti che possono accedere alla flat tax sono: tutte le persone fisiche titolari di partita IVA per cui professionisti e ditte individuali il cui fatturato nell’anno 2018 non ha superato i 65.000euro.
Chi non può accedere alla flat tax: attualmente le società di capitali e di persone, anche se c’è in progetto di ampliare la platea dei contribuenti; le persone fisiche non titolari di partita iva; coloro che sono soci di srl; coloro che hanno un regime particolare ai fini IVA.

Come si applica la flat tax: dal fatturato generato nell’anno si sottrae una % stabilita per legge che costituiscono i costi forfettari e sul netto ottenuto si applica il 15%. Questa è l’imposta da pagare sul reddito di lavoro autonomo generato.

Limiti nuovi di applicazione del regime: non è possibile trasformare un rapporto di lavoro dipendente in un rapporto di lavoro autonomo, per cui se si è avuto nei 2 anni precedenti un rapporto di dipendenza, non è possibile cessare tale rapporto facendo aprire la partita iva al dipendente, in quanto non potrà quest’ultimo rientrare nel regime in esame.

Limiti cessati: ancora è in discussione se per il valore dei beni di strumentali detenuti e per le spese di lavoro dipendente diventano un dato irrilevante oppure se verranno incrementati i valori di riferimento. 

FAQ: 

Sono un lavoratore dipendente, posso optare per la flat tax? 

No questo sistema è previsto solo per chi è titolare di partita iva.

Sono un forfettario, posso optare per la flat tax?

Se non si è superato il limite dei 65.000euro di reddito nel 2018 e non si è soci di una srl, questo sarà il nuovo regime naturale.

Meglio il regime flat tax o quello ordinario?

Per stabilire quale sia migliore dei 2 sistemi bisogna conoscere le situazioni personali individuando i costi che si andranno a sostenere e gli oneri detraibili/deducili da dichiarare.

Conviene questo regime nuovo?

Sicuramente è un conveniente se non si hanno costi rilevanti da dedurre.

Sono un giovane under 35 che vuole aprire una start-up, posso scegliere questo regime?

Certo è possibile avvalersi di questo regime che tra l’altro prevede in questi casi un ulteriore abbattimento della % d’imposta che passa dal 15% al 5%.

Per chiarimenti: informazioni@studiodgconsulting.it

Fattura Elettronica

Il 1 gennaio 2019 segnarà il passaggio per tutti i titolari di partita IVA al nuovo sistema di fatturazione denominato #fattura #elettronica. Cosa comporta per il contribuente, cosa comporta per il #commercialista, come adeguarsi, quando, alternative… il tutto verrà esaminato nella guida allegata.

Studio DG Consulting è già pronto al grande salto e se non volete arrivare all’ultimo giorno, consigliamo di mettersi in contatto con noi prima possibile per configurare e profilare il cliente rendendolo pronto alla #fattura @elettronica.

Scarica qui la nostra guida: clicca QUI

Come pagare meno tasse

Spesso la domanda che ci viene posta è: come pagare meno #tasse? La nostra risposta è che le #tasse vanno pagate; tuttavia quando ci viene posta questa domanda, cerchiamo, insieme al cliente di capire il perchè sente questa esigenza.
#Piccoli #professionisti e #ditte (già con attività avviata): spesso ci sono situazioni in cui il contribuente non è stato correttamente inquadrato fiscalmente per cui potrebbe star pagando in effetti più di quanto l’applicazione di corrette norme fiscali non lo obbligherebbero. In questo scenario, valutiamo se esistono i presupposti per un cambio di regime che potrebbe far risparmiare dal 8% fino al 13%.
#Persone con attività da iniziare: la prima valuzione che facciamo è se sia necessario aprire o meno una partita IVA; spesso le persone si presentano che vogliono aprire una partita iva ma altrettanto spesso non sono a conoscenza che alcune tipologie di attività nonchè il loro modo di esercirtarle può comportare un tipo di lavoro per il quale non è necessario aprire una posizione IVA; per questo cerchiamo sempre di valutare la necessità o l’obbligatorierà di aprire una posizione IVA. Il secondo step è l’analisi per l’applicazione del corretto regime contabile sulla base dei dati che ci fornisce il cliente; anche in questo caso, una corretta scelta del regime potrebbe far #risparmiare dal 8% al 23%.
#Società: questo è il caso più difficile da analizzare in quanto il regime fiscale è fisso, anche se in alcuni casi è stato possibile minimizzare l’impatto fiscale optando per il regime di trasparenza fiscale ad es. e consentendo un #risparmio di circa 4%. Di solito però il nostro approccio in questi casi è quello di ottimizzare i processi organizzativi fornendo sessioni di analisi e consulenza sull’effincientamento della gestione del tempo; in questo modo riusciamo a far aumentare la produttività dei dipendenti e della stessa società.
#Enti no profit: anche per le #associazioni che svolgono attività commerciali è possibile prevedere un determinato regime fiscale agevolativo che comporta un sostanzioso abbattimento non solo del carico fiscale ma anche di quello organizzativo/gestionale.

In conclusione, in nostro #studio analizza in primo approccio la situazione e di seguito propone soluzioni che possono #diminuire il carico fiscale (#tasse) nel rispetto della normativa.

5 fattori per scegliere un commercialista

Quali sono i fattori (rivisti in chiave moderna) che dovrebbero incidere sulla scelta di un commercialista? Di seguito ecco quelli che secondo noi dovrebbero essere presi seriamente in considerazione per fare una valutazione corretta.

  1. Il tuo commercialista è iscritto all’albo dei dottori commercialisti?
    Verifica sempre se il tuo commercialista sia iscritto all’albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili. La verifica è semplicissima, basta andare su questo LINK e digitare il suo cognome; è sicuro e garantisce che ti sia avvalso di un professionista che è OBBLIGATO ad aggiornarsi costantemente e che può sostenerti al meglio.
  2. Il tuo commercialista è social?
    Oramai essere presenti sui social è un must; una vetrina virtuale per osservare capacità e competenze professionali acquisite nonchè le attività extra professionali che svolge abitualmente e che possono far capire con quale persona e personalità ti troverai ad interagire
  3. Informati sul suo portfolio. 
    La materia fiscale e tributaria è troppo vasta per pensare che un professionista possa avere competenze su tutto. Oramai la tendenza è quella di specializzarsi, per cui è importante nella scelta valutare se il commercialista abbia le opportune competenze per seguire al meglio la vostra attività proponendovi ognivolta le giuste e migliori opzioni.
  4. Sarai un numero o una persona?
    La tua attività ha bisogno del giusto grado di attenzione, questo vuol dire che ci deve essere il corretto rapporto tra il professionista ed il numero di clienti che segue direttamente. Rivolgersi al miglior commercialista sulla piazza e non essere poi seguiti correttamente per il tempo che vi dedica, è come rivolgersi a professionisti non competenti. Cercate di capire l’organizzazione e valutante sempre quando vi sentite trascurati, perchè non prendere le giuste decisioni vi comporterà maggiori oneri (economici e funzionali)
  5. Quanto è informatizzato il vostro commercialista?
    Se parole come cloud, blog, whatsapp e newsletter fanno pensare il vostro commercialista e capite che è completamente a digiugno di cosa state parlando, il consulente probabilmente non è in grado di fornirvi mezzi di comunicazione moderni altamente efficienti e veloci. Se poi la trasmissione avviene ancora via fax, allora dovrete pagare, oltre all’onorario al vostro commercialista, anche un corso di aggiornamento informatico, sempre se vorrete avere risposte rapide alle vostre esigenze.

Dopo aver valutato questi punti, cambierete commercialista?

….a breve altri 5 motivi su come scegliere un commercialista…..

 

Il divieto di fumo nei locali

Il 10 gennaio 2005 è entrato in vigore il divieto di fumo in tutti i locali chiusi, ai sensi dell’art. 51 della legge 16 Gennaio 2003, n. 3 ‘Tutela della salute dei non fumatori’, ad eccezione di quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico, e di quelli riservati ai fumatori e come tali contrassegnati.

REQUISITI DEI LOCALI PER FUMATORI
Il DPCM 23 Dicembre 2003 disciplina la realizzazione di locali esenti dal divieto di fumo, in particolare per quanto concerne caratteristiche tecniche dei locali e degli impianti di ventilazione e di ricambio d’aria.

NOTA: la ventilazione prevista nei locali riservati ai fumatori riduce ma non elimina il rischio alla salute derivante dall’esposizione al fumo passivo di sigaretta.

DOMANDE E RISPOSTE 
Quanto riportato di seguito ha lo scopo di facilitare l’autoformazione su ‘cosa occorre fare’ per rispettare la vigente normativa in materia di tutela dei non fumatori.

Quali sono le innovazioni introdotte dalla normativa per la tutela della salute dei non fumatori che è entrata a regime il 10/01/2005? 
La norma intende tutelare la salute dei non fumatori: quindi la regola è il divieto il fumo in tutti i luoghi pubblici ed in quelli privati aperti agli utenti ed al pubblico, compresi i pubblici esercizi (bar, ristoranti, birrerie, pizzerie, ecc.). Unica eccezione gli ambienti appositamente attrezzati e riservati ai fumatori, che però devono sottostare a specifici requisiti strutturali ed impiantistici.

In base alla normativa è obbligatorio prevedere un locale per fumatori in un pubblico esercizio? 
No. Il titolare ha solo l’obbligo di esporre la cartellonistica di divieto di fumo e di vigilare sul suo rispetto. La scelta di attrezzare un vano per riservarlo ai fumatori, se ricorrono le condizioni per realizzarlo, è una possibilità offerta dalla normativa vigente nello spirito di comprensione verso i fumatori.

Cosa si intende per “esercizi di ristorazione” secondo la normativa per la tutela della salute dei non fumatori? 
La dizione «esercizi di ristorazione» ricomprende integralmente tutti gli esercizi di pubblico ristoro.

Approfondimento: Non risulta corretto, essendo in contrasto con gli obiettivi della normativa per la tutela dei non fumatori, riferirsi alla sola accezione secondo l?art. 5, comma 1, lettera a), della legge 25 agosto 1991, n. 287 “esercizi di ristorazione, per la somministrazione di pasti e di bevande, comprese quelle aventi un contenuto alcolico superiore al 21 per cento del volume, e di latte (ristoranti, trattorie, tavole calde, pizzerie, birrerie ed esercizi similari)” in quanto resterebbero esclusi gli esercizi descritti dall’art. 5, comma 1, lett. b), della legge n. 287/91, e cioè gli “esercizi per la somministrazione di bevande, comprese quelle alcoliche di qualsiasi gradazione, nonché di latte, di dolciumi, compresi i generi di pasticcerie e gelateria, e di prodotti di gastronomia (bar, caffè, gelaterie, pasticcerie ed esercizi similari)”.].

Che dimensioni può avere il locale per fumatori negli “esercizi di ristorazione”? 
Il terzo comma dell’art. 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3 stabilisce che “negli esercizi di ristorazione, ai sensi del comma 1, lettera b), devono essere adibiti ai non fumatori uno o più locali di superficie prevalente rispetto alla superficie complessiva di somministrazione dell’esercizio”. Il concetto viene precisato dalle “prescrizioni tecniche”, di cui all’allegato al DPCM 29 dicembre 2003, laddove si stabilisce che “la superficie destinata ai fumatori negli esercizi di ristorazione, ai sensi dell’art. 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, deve comunque essere inferiore alla metà della superficie complessiva di somministrazione dell’esercizio”.

Nota: Considerati però i requisiti prescritti per la ventilazione è preferibile limitare il più possibile le dimensioni del locale per fumatori. Infatti un locale di ca. 30 mq richiede oltre 2268 m3/h di ricambio d’aria !!!. (30 ls=108 mc/h a persona)

I pubblici esercizi che dispongono di un solo locale potranno derogare al divieto di fumo? 
No. Possono eventualmente, verificata la fattibilità in base alle norme edilizie, suddividere il locale per ricavare un vano da destinare esclusivamente ai fumatori, nel rispetto di quanto indicato nell’allegato 1 del DPMC 23/12/03, con superficie inferiore al 50% della superficie complessiva di somministrazione dell’esercizio e tale da non costituire zona di passaggio obbligato per i non fumatori (ad es. per raggiungere i servizi igienici).

Nel caso di un esercizio pubblico, è possibile realizzare la sala per fumatori tramite l’installazione di pareti in materiale plastico o legno o vetro? 
Si, a condizione che entrambi i nuovi locali presentino caratteristiche igienico-sanitarie e di sicurezza conformi ai requisiti minimi previsti da leggi e regolamenti: altezza interna, rapporti di aeroilluminazione, uscita di sicurezza, ecc…

Approfondimento: va tenuto presente l’aspetto della sicurezza e di tenuta al fumo del materiale utilizzato (ad esempio le superfici vetrate devono essere ben percepibili e di sicurezza antinfortunio).

Un esercizio dispone di due locali, uno per non fumatori e uno per fumatori. Per accedere ai servizi igienici il cliente può passare nel locale per fumatori? 
No, l’area per fumatori non può essere passaggio obbligato per non fumatori.

Quali sono i passaggi che deve considerare l’esercente intenzionato a realizzare un vano riservato ai fumatori? 
Per eseguire opere edilizie occorre seguire il consueto iter di autorizzazione edilizia (D.I.A. o Permesso di costruire). L’installazione di un impianto di condizionamento/ventilazione è soggetta alla progettazione da parte di tecnico abilitato in relazione agli adempimenti previsti in materia di risparmio energetico e di sicurezza degli impianti. Nell’interesse dell’esercente, è opportuno che venga richiesto al progettista non solo il dimensionamento dell’impianto (UNI 10339) ma anche il costo energetico di esercizio dello stesso. Inoltre qualora l’intervento comporti l’ampliamento della superficie di somministrazione (nel caso di realizzazione di nuovi locali) occorre anche aggiornare l’autorizzazione sanitaria (Bar, Ristoranti, ecc.), ai sensi dell’art. 27 del D.P.R. 327/80 .

L’aria proveniente dai locali per fumatori può essere espulsa all’esterno utilizzando canne fumarie già in essere? 
Solo se un tecnico abilitato certifica l’idoneità a tale utilizzo. Rimane comunque l’obbligo di non creare disturbo o molestie a terzi per rumore, polveri, odori (da aria viziata).

Gli alberghi sono soggetti alle disposizioni sul divieto di fumare nei pubblici esercizi? 
L’albergo è un pubblico esercizio a tutti gli effetti e pertanto anche in esso si devono rispettare le norme sul fumo (nelle camere è consentito fumare previo consenso del proprietario dell’albergo in quanto sono considerate luoghi privati).

Se il locale che si intende riservare ai fumatori è già dotato di aerazione artificiale, è possibile conteggiare il ricambio d’aria dell’impianto esistente?

Si, ma all’impianto esistente, si dovrà aggiungere la portata d’aria prevista dal DPCM 23/12/2003 di 30 litri/secondo per persona che è uguale a 108 mc/h a persona.

E’ possibile ricircolare, previa filtrazione, anche in minima parte, l’aria proveniente dal locale per fumatori, al fine di ridurre i consumi per il riscaldamento/raffreddamento? 
L’aria proveniente dai locali per fumatori non è riciclabile in altri ambienti dove non è consentito fumare, ma può essere solamente pulita e riciclata all’interno dello stesso locale fumatori, come previsto dalla norma europea EN 13779. Se l’aria non fosse trattata all’interno del locale fumatori non potrebbero più essere usati i sistemi di riscaldamento e raffreddamento FAN-COIL o climatizzatori in pompa di calore che utilizzano il principio del riciclo dell’aria all’interno del locale dove vengono installati.

Inoltre se l’aria all’interno del locale fumatori viene filtrata con apparecchiature ad altissima efficienza, le batterie di scambio termico delle attrezzature addette alla ventilazione e alla riossigenazione dei locali si mantengono efficienti nel tempo.

Allo stato attuale della tecnologia i depuratori d’aria da soli non sono in grado di proteggere completamente i non fumatori dai rischi connessi all’esposizione del fumo passivo del tabacco ma questi in aggiunta agli scambiatori tutelano maggiormente la salute del fumatore (diminuendo i rischi di fumo passivo tra i fumatori stessi), sequestrano rapidamente gli inquinanti presenti nell’aria dopo l’utilizzo del locale fumatori, diminuiscono il rischio di migrazione degli inquinanti verso i locali occupati dai non fumatori e riducono la concentrazione dell’inquinamento presente nell’aria proveniente dall’esterno usata per ventilare e riossigenare gli ambienti.

La presa per l’ingresso dell’aria può essere costituita da una griglia di transito o da una finestra mantenuta costantemente aperta? 
No. L’aria in ingresso deve essere idoneamente filtrata ed occorre che il locale per fumatori risulti in depressione rispetto ai vani adiacenti comunicanti (valore prescritto di almeno di 7 Pascal), tenendo conto delle diverse situazioni che si possono realizzare durante l?esercizio. Quindi la presa d’aria deve essere costituita da apposita struttura che garantisca la buona qualità dell’aria prelevata ed il costante rispetto delle condizioni previste dal DPCM 23/12/2003.

Il cameriere deve utilizzare entrambi le mani per portare al tavolo le consumazioni: è possibile potenziare l’impianto di aspirazione, così da evitare l’installazione della porta del locale fumatori? 
No, ma si può dotare il vano per fumatori di porta a chiusura automatica con braccetto a molla, abitualmente in posizione di chiusura.

Un esercente può applicare fin da subito le disposizioni sul divieto di fumo? 
Si. L’atteggiamento è legittimo, in quanto non in contrasto con quanto prescritto dalla Legge 16/01/03 n. 3. E’ sufficiente esporre dei cartelli con la scritta VIETATO FUMARE.

Chi sono i soggetti deputati all’irrogazione delle sanzioni? 
Agenti ed Ufficiali di Polizia Giudiziaria, ad esempio le Forze di Polizia (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza), gli organi di vigilanza amministrativa del Comune (Vigili Urbani, …), e gli organi di vigilanza sanitaria dell’A.U.L.S.S. (Dipartimento di Prevenzione). All?esercente spetta la vigilanza ed il richiamo al rispetto del divieto nei locali ove esso vige. Per gli edifici della pubblica amministrazione possono inoltre essere specificatamente incaricati dei dipendenti con qualifica di pubblico ufficiale.

Quali sono i requisiti dei cartelli di divieto di fumo?

Nei locali in cui è vietato fumare sono collocati appositi cartelli, adeguatamente visibili, che evidenziano tale divieto. Ai fini della omogeneità sul territorio nazionale, tecnicamente opportuna, tali cartelli devono recare la scritta “VIETATO FUMARE” , integrata dalle indicazioni della relativa normativa legislativa, delle sanzioni applicabili ai contravventori e dei soggetti cui spetta vigilare sull’osservanza del divieto e accertare le infrazioni.

Nelle strutture con più locali da situare nei luoghi di accesso o comunque di particolare evidenza, sono adottabili cartelli con la sola scritta “VIETATO FUMARE”.

I locali per fumatori sono contrassegnati da appositi cartelli, con l’indicazione luminosa contenente la seguente scritta: “AREA PER N. …. FUMATORI”

I cartelli sono comunque integrati da altri cartelli luminosi recanti la dizione “VIETATO FUMARE PER GUASTO ALL’IMPIANTO DI VENTILAZIONE”, che si accende automaticamente in caso di mancato o di inadeguato funzionamento degli impianti di ventilazione supplementare, determinando la contestuale esclusione della scritta indicativa dell’area riservata.

Il locale non rispondente, anche temporaneamente, a tutte le caratteristiche tecniche di cui ai punti precedenti non è idoneo all’applicazione della normativa di cui all’art.51, comma 1, lettera b della legge 16 gennaio 2003, n.3.

fonte: cosdepcalorclima

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